telegram in russia

Telegram viene bloccato in Russia, però sfortunatamente il pugno duro usato da Roskomnadzor dopo il verdetto dato dal tribunale distrettuale di Tagansky, a Mosca, non pare funzionare. Anzi a quanto pare mette in crisi quasi tutta l’infrastruttura internet del paese.

Si, perché a quanto pare se vogliono bloccare del tutto Telegram sul tutto il territorio russo (parliamo quasi di un continente), rischiano di mettere o meglio hanno già messo in difficoltà anche altri servizi.

telegram-russia

No non stiamo scherzando, il fatto che nella giornata di ieri siano stati bloccati la belleza di 1.8 millioni di indirizzi IP collegati ai servizi cloud di Amazon e Google:

  • 52.58.0.0/15 -AMAZON-
  • 18.196.0.0/15 -AMAZON-
  • 18.194.0.0/15 -AMAZON-
  • 18.184.0.0/15 -AMAZON-
  • 35.156.0.0/14 -GOOGLE-
  • 35.192.0.0/12 -GOOGLE-

A questi dobbiamo aggiungere quelli bloccati oggi, cioè 2 millioni di indirizzi IP collegati a Telegram, più un 1 millione da Amazon e un altro 1 million di Google

  • 54.160.0.0/12 -AMAZON-
  • 35.208.0.0/12 -GOOGLE-

Ci trociamo davati a quasi 6 milioni di indirizzi IP blocatti che hanno mezzo KO diversi servizi:

  • Viber hanno smesso di funzionare le telefonate
  • l’applicazione SkyEng (corso d’inglese mobile) è malfunzionante
  • Odnoklassniki non carica parte delle foto e dei video
  • Impossibile tracciare i pacchi dello spedizioniere “Ptichka”
  • La piattaforma di investimenti Tezis è irraggiungibile
  • Impossibile effettuare il logon nei giochi online Guild Wars 2, Vainglory, Guns of Boom (e probabilmente molti altri)
  • Spotify irraggiungibile
  • Trello irraggiungibile

Fonte: Utente @Casa di OTI

A questa lista vanno aggiunti poi servizi come:

  • YouTube
  • Il sito dedicato all’acquisto di biglietti per i musei di Mosca
  • Gli ATM della banca Alfa-Bank
  • Il sito della banca online Sberbank
  • L’applicazione Tam Tam Messenger

Fonte: kod.ru 

Nella giornata è intervenuto anche Pavel Durov, che attraverso il suo canale Telegram ha fatto il punto della situazione:

Per comodità vi riportiamo la traduzione fatta dal nostro amico e lettore @Daz:

Oltre alle parole di Pavel Durov, in queste ore abbiamo potuto osservare come la stessa Sezione Italiana di Amnesty International è intervenuta sul caso Telegram, questo perché qui ci troviamo davanti non a un blocco di un’applicazione e del suo ecosistema, ma ad una censura di stato. Vi invitiamo a leggere il loro comunicato e nel mentre ringraziamo di nuovo @Daz per la segnalazione.

Va anche detto che l’agenzia Roskomnadzor, subito dopo il verdetto del tribunale, non solo ha mandato una mail (lettera) alle società Apple e Google, per togliere Telegram dai loro store per il territorio russo, ma ha contatto anche il progetto APKMirror, che attraverso Twitter informa non solo Durov ma tutto il mondo di questa cosa:

Tra tweet e vari post in giro per i canali russi e non solo a un certo punto della giornata arriva un cinguettio che ci ha spiazzati un pochino. Cioè quello di Edward Snowden, colui che qualche tempo fa aveva smosso critiche contro Pavel Durov e la sicurezza di Telegram, critiche non troppo gentili, ma che oggi vengono ritrattate:

Sostanzialmente Snowden si congratula con la posizione presa da Pavel Durov contro le scelte del governo russo.

La perdita di traffico c’è stata?

Ufficialmente Pavel Durov a questa risposta e a questo tipo di richiesta non ha dato una risposta ufficiale, però in vari canali russi viene riportato il fatto che alcune fonti interne a Telegram hanno fatto sapere che il traffico perso dall’ecosistema sul territorio russo è pari al 5%.

Questo perché a quanto pare gli utenti russi già nei giorni scorsi si aspettavano che il verdetto del tribunale sia a favore del blocco, quindi in molti sono corsi ai ripari già da tempo utilizzando soluzioni come i bot @socks5_bot, che il 7 Gennaio 2018 già avevano raggiunto la quota dei 400.000 utenti, ovviamente tra ieri e oggi il traffico sostenuto e la copertura offerta è stata di circa 8 milioni, qualcosa come il 39.5%% di tutto il traffico. Va anche detto che i server di questo servizio hanno retto l’urto pur avendo subito un attacco DDoS.

Oltre a @socks5_bot, ci sono stati anche altri progetti/servizi analoghi che hanno offerto lo stesso servizio e parliamo dei bot: @tgvpnbot, @proxy_ocks5_bot, @PCK_RKN_bot e @veesecurity

traffico sostenuto dai proxy bot con il ban di telegram in russia
Credit Images: https://t.me/tgmarketing

 

Questi dati si possono posi collegare alle statistiche fatte e offerte da Tgstat, che di da la possibilità vedere che la copertura totale dei 10 canali più grandi e seguiti in Russia non solo non ha subito un calo, ma anche è cresciuta. Solo uno dei canali nella top 10 ha visto una diminuzione delle visualizzazioni.

Guardando attentamente e facendo due calcoli in media, il numero di visualizzazioni è aumentato con percentuali da paura, cliccate qui se volete vedere la lista dei canali con tutti i dati delle visualizzazioni e della loro crescita rispetto al giorno precedente, ovviamente sul sito potete andare a ritróso e vedere un pochino di numeri interessanti.

Considerando il fatto che ormai si sta andando verso un blocco di quasi 17 milioni di indirizzi IP e che Telegram è ancora in piedi, direi che forse qualcuno in casa Roskomnadzor ha sbagliato i conti e la strategia.

Conclusione

Da questa storia, che non finirà così presto abbiamo capito che Pavel Durov non si piega a delle decisioni politiche, che rimane coerente con l’idea della sua creatura (non condividere neanche un bit di dati con i governi o con aziende terze) e dimostra di essere un esempio da seguire.

Abbiamo avuto anche la possibilità di capire che il traffico generato dagli utenti russi è pari al 7% degli utenti di Telegram a livello mondiale e che oggi il range degli utenti è tra i 12.2 e i 15 milioni di utenti sul territorio russo, con una forte concertazione nella capitale Mosca.

Sicuramente il “lavoro” per bloccare del tutto Telegram sul territorio russo da parte dell’agenzia Roskomnadzor non si fermerà qui e sfortunatamente lo sappiamo già che anche domani ci darà del lavoro da fare. Il signor Zharov assicura che il dipartimento conosce già tutti i luoghi e tutti gli IP di Telegram e del suo ecosistema (noi dubitiamo che sia così), e quindi afferma che il lavoro di blocco finirà presto.

Noi ci chiediamo chi saranno i responsabili che dovranno pagare per i disservizi causati da questo bloccare tutto e tutti, come se fosse una caccia alle streghe. Noi ci chiediamo anche se il signor Zharov pensa che con la chiusura totale di Telegram sul territorio russo i “terroristi” smetteranno di pianificare cose.

Ci chiediamo anche se il signor Zharov e tutto il suo team di esperti ha messo nella bilancia il fatto che molte aziende tra ieri ed oggi hanno avuto disservizi tali da far perde loro diversi soldi.

Sicuramente il signor Zharov non risponderà a noi di InsideTelegram e tanto meno a chi di dovere nel suo paese, siamo anche sicuri che in questo momento si sta chiedendo come sia possibile che dopo quasi 17 milioni di indirizzi IP bloccati Telegram funziona perfettamente (dai qualche lag ogni tanto ci sta).

telegram blocco ip
Credit Images: https://2018.schors.spb.ru/

Non so dove andremo a finire, ma di questo passo e se non vedranno un risultato che sia quello desiderato da loro, cioè blocco totale di Telegram sul territorio russo si finirà con il chiudere del tutto Internet in Russia.

Bene noi per il momento ci fermiamo qui, adesso la parola passa a voi. Quindi lasciateci un commento qui sotto con le vostre impressioni.

Come al solito, vi aspettiamo sul nostro canale ufficiale su Telegram, ma anche nel supergruppo InsideTelegramLab e nel canale InsiDevCode.

Telegram viene bloccato in Russia